La vita quotidiana di un secolo fa

La giornata lavorativa cominciava all'alba e terminava al tramonto, con brevi interruzioni per il pasto di mezzogiorno, che le donne di solito portavano agli uomini direttamente nei campi, e un breve periodo nei mesi estivi nelle ore piu' calde della giornata. Per recarsi al lavoro spesso erano necessari lunghi spostamenti a piedi.

CacciataCacciataColoro che non possedevano terra o ne possedevano poca erano costretti ad emigrare in Maremma nei mesi estivi per cercare lavoro come braccianti "a giornata" per raccogliere la frutta, mietere, vendemmiare. Prima della bonifica la zona costiera era insalubre, paludosa,la malaria era endemica, molti si ammalavano,molti morivano, altrettanti erano perseguitati a vita dalle febbri terzane.

Con l'apertura delle miniere diminuì l'emigrazione ed il lavoro precario ma anche il mestiere del minatore era pericoloso e causava gravi malattie come la silicosi, la tubercolosi ed altri gravi disturbi causati da inalazioni di polveri e gas.
La durata media della vita si aggirava intorno a cinquanta anni, la mortalita' infantile era molto alta, a causa delle cattive condizioni igieniche e della scarsa diffusione dei medicinali; in tutte le case non mancava la macchinetta del clistere, la boccetta del chinino, era ancora diffuso l'utilizzo del salasso per abbassare la pressione sanguigna, ma le conoscenze farmaceutiche terminavano qui.
Le famiglie vivevano in case di due, tre stanze: una cucina unica stanza riscaldata, una camera da letto che fungeva anche da magazzino per le granaglie e gli arnesi , una stalla dove trovavano ricovero gli animali: i buoi (la forza motrice, il trattore) e l'asino (addetto al trasporto di carichi, il furgoncino).
Il mobilio era scarso: in cucina accanto al camino una madia dove si conservava la farina per il pane e le altre derrate, una rastrelliera munita di chiodi per appendervi i tegami (appiccarami). In camera il letto nuziale con le sponde di bandone, una cassapanca dove conservare il corredo, materassi di foglie di granturco o paglia (sacconi).

A casa le donne tessevano il panno di canapa per la biancheria di casa, il pannetto (di canapa e cotone) per gli indumenti, filavano la lana per le calze e i vestiti invernali; la moda era piuttosto codificata: gli uomini indossavano pantaloni e camicia di fustagno ma anche di cotone, panciotti sotto la giubba. Le donne indossavano gonne lunghe alla caviglia, camicie o corpetti chiusi davanti, sempre accompagnati da un grembiule. In inverno la giubba per gli uomini, lo scialle di lana per le donne: il cappotto veniva considerato un capo da signori: troppo costoso, troppo elegante e non adatto ad accompagnarsi con le scarpe imbullettate che tutti portavano.

Il paese coperto dalla neveIl paese coperto dalla neveL'acqua era attinta alle fonti, e veniva riposta in casa nelle barlette, recipienti di rame stagnato rifiniti di ottone, il bucato si lavava nei lavatoi pubblici o nella conca, grande recipiente di coccio in cui si metteva uno strato di cenere al di sopra della biancheria, coperta con un panno, poi si pienava la conca di acqua calda in fine si toglieva l'acqua facendola uscire da un buco sul fondo.

Per spostarsi non c'era molta scelta: si andava a piedi, al massimo in bicicletta, per trasportare le merci si usava il barroccio (carro trainato da buoi) o il somaro, le prime automobili comparirono intorno al 1940, per vedere il primo trattore invece bisognò attendere altri venti anni.
La terra venne lavorata infatti con gli animali fino agli anni sessanta, si favoleggiava dei primi trattori importati dalla Russia che in pianura padana facevano in un giorno il lavoro che una coppia di buoi faceva in una settimana.

Dopo la comparsa del primo vender , acquistato da una azienda della marruchina nel giro di sette otto anni tutti avevano abbandonato il vecchio giogo per le meraviglie moderne. La mietitrebbia invece fece il suo ingresso in scena molto più tardi: negli anni tra il 1976 ed il 1977, non tutti però furono colpiti da questo nuovo metodo che permetteva di uscire dal campo con il grano gia' pronto per essere messo nelle balle. L' annata piovosa costrinse i macchinisti a concludere solo alla fine di settembre, quando ormai il tempo si era guastato, coloro i quali si eano affidati alla nuova macchina si trovarono a stivare il grano ancora umido, o a veder passare la macchina sulle spighe ormai vuote o schiacciate a terra dalla pioggia.
Questo non impressiono' favorevolmente i petricciai che, visto come era andata, continuarono a mietere a fermo ancora per molto.