Il paese

Articoli su Petricci e i suoi borghi

Petricci

Petricci è un luogo ed un non luogo: ha la sua fisicità e la sua collocazione geografica, ma è anche un luogo della mente…… lo sanno bene coloro che per motivi di lavoro sono stati costretti ad emigrare e vi ritornano appena possono.

La zona si presenta come una mescolanza del più canonico paesaggio antropizzato dei campi e dei castagneti e le selve, le macchie ed i boschi se non completamente inesplorati, almenofrequentati solo dagli anmimali.

La vita quotidiana di un secolo fa

La giornata lavorativa cominciava all'alba e terminava al tramonto, con brevi interruzioni per il pasto di mezzogiorno, che le donne di solito portavano agli uomini direttamente nei campi, e un breve periodo nei mesi estivi nelle ore piu' calde della giornata. Per recarsi al lavoro spesso erano necessari lunghi spostamenti a piedi.

Come raggiungerci a Petricci

Petricci è lontano e vicino allo stesso tempo, tutto dipende dalla prospettiva da cui si guarda: dalla piazza sembra quasi che il mare e l’argentario siano a portata di mano, ma quando si scende la strada sembra un’interminabile serie di curve.

Le strade qui non sono nè dritte nè larghe, ma dietro ogni svolta si nasconde una meraviglia o una sorpresa; si aprono viste su paesaggi incantevoli, si scoprono angoli suggestivi...... o si trova un branco di pecore che ingombra tutta la sede stradale!

La società filarmonica "Giuseppe Verdi"

Il corpo filarmonico "Giuseppe Verdi" fu fondata nel 1887 sotto la guida del maestro Lotti di Roccalbegna. Allora era composta da diciotto elementi, numero che durante la lunga storia della filarmonica e' sempre variato, fino a raggiungere anche la ragguardevole cifra di quaranta suonatori.
La prima guerra mondiale causo' un riposo forzato, ma nonappena i reduci ritornarono a casa l'attivita' riprese, il gruppo si rinnovo' e cambio' nome in "corpo filarmonico Giuseppe Verdi".

Un po' di storia

La prima menzione del paese e' stata ritrovata negli archivi dell'Abbazia di Abbadia S.Salvatore nell'anno 849; in un compromesso scritto all'imperatore Lotario in cui fa dono di alcuni casali tra cui Calitzano all' allora papa Leone terzo.
Assieme a tutti i vici ed i casali compresi tra i fiumi Albegna e Fiora il paese e tutti i piccoli gruppi di case limitrofi sono passati prima sotto le mani dei conti Aldobrandeschi, poi sotto Siena ed in fine ai Medici di Firenze.

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