La parola epifania deriva dal greco "epiphainomai" termine che significa appaio, che nel linguaggio religioso viene usato per indicare le manifestazioni delle divinità e del sacro.
La divinità si manifesta generalmente per soccorrere o atterrire durante le battaglie o per guarire. L'appellativo di epifania, nel senso di dio visibile fu assunto da alcuni sovrani orientali.
Sin dal neolitico si trovano tracce dei riti compiuti in questo periodo dell'anno: in particolare si celebrava la morte del sole (solstizio d'inverno) e la sua rinascita (riallungarsi dei giorni). In molte regioni fino all'età classica un re sacro che simboleggiava il sole e la potenza fecondatrice veniva sacrificato al termine del suo anno di regno, per venire poi sostituito con un altro che regnasse nell'anno successivo.
I sacrifici umani non sono più praticati da millenni, ma è rimasta l'usanza di accendere fuochi e bruciare dei fantocci o delle effigi.
Nella corruzione popolare la parola epifania era diventata befana: la festa che dava inizio al carnevale, con i primi cortei mascherati che derivavano direttamente dalle sacre rappresentazioni medievali:i misteri dedicati al viaggio dei re magi a Betlemme.
In questa antica forma di rappresentazione della Befana gruppi di giovani appropriatamente vestiti mimavano scene che si rifacevano al significato religioso della festa. Col passare del tempo la sacra austerità dei misteri si attenuò fino ad essere soppiantata da profani cortei mascherati.
Questi raggiunsero il massimo splendore nel settecento con sfilate di carri riccamente addobbati che trasportavano varie befane tra le quali una primeggiava per ricchezza e sontuosità delle vesti .In seguito prevalse l'aspetto grottesco delle maschere e la festa assunse forme sempre più popolari. Del viaggio intrapreso dai magi e dei doni recati alla capanna divenne simbolo il canto di questua e il corteo mascherato, che veniva fatto da gruppi di giovani la sera della vigilia.